Venerdì 20 Novembre 2009 16:52 | Author: Francesco Penza |
"È come una squadra di calcio che cresce un calciatore dai pulcini fino alla prima squadra e al momento del debutto in A lo offre gratis agli avversari". Precisa e astuta similitudine che Ignazio Marino, senatore Pd e Presidente della Commissione salute del Senato, compie sulle condizioni dei ricercatori nel nostro Paese.
In Italia, ormai da decenni, prosegue la fuga delle nostri mente eccellenti, che trovano rifugio e provette negli Stati Uniti o in altri paesi europei, dove la parola ricerca ha un senso che da noi sfugge a chi ci governa. Nel 2000 l'Italia ha firmato un accordo con altri paesi per portare i finanziamenti a ricerca, innovazione e sviluppo al 3% del Pil entro il 2010. Ma la scorsa finanziaria del governo Berlusconi porta questi fondi all'1,2% e la finanziaria 2010 allo 0,9% del Pil. Siamo gli ultimi in Europa insieme a Portogallo e Grecia!
Gli altri paesi europei hanno compreso l'importanza della ricerca per il futuro sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sociale (innovazioni in campo tecnologico brevettate e vendute; cure per malattie rare), infatti: la Francia destina alla ricerca il 2.2% del Pil, la Germania il 2,5%, la Finlandia il 3.5%, la Svezia il 4,2%. Si potrebbe obiettare affermando che in Italia la crisi ha portato il dirottamento di fondi in alcune scelte strategiche dal punto di vista sociale e finanziario, come ammortizzatori sociali e incentivi ad aziende e banche, ma gli Stati Uniti hanno destinato alla ricerca il 2,8% del Pil, nonostante sia il paese più colpito dalla crisi che da 2 anni coinvolge il mondo intero.
Nel 2008, durante gli ultimi respiri del governo Prodi, viene concesso all'Alitalia il famoso "prestito-ponte" di 300 milioni di euro, per scongiurare un possibile fallimento. Questi soldi furono attinti da ogni angolo disponibile tra cui i fondi per la ricerca che dovevano affiancare quelli raccolti da Telethon; Silvio Berlusconi, diventato premier, sottoscrisse con Angelo Fantozzi (commissario straordinario Alitalia) un accordo che prevedeva la restituzione del prestito entro dicembre 2008. Cosa mai avvenuta per le difficoltà economiche della nuova Alitalia: come disse Susanna Agnelli:" Ci vuole davvero tanta ricerca...per salvare Alitalia"!!!
Nonostante questo da un governo conservatore, com'è quello di Berlusconi, in un certo senso ci si può aspettare che la ricerca non è alle prime voci d'azione governativa. Impossibile, o quasi, aspettarsi un forte aumento dell'investimento statale in questo campo; ma ciò che più desta preoccupazione è il silenzio su questi temi dalla parte sinistra del Parlamento, che storicamente dovrebbe assumere un atteggiamento più "europeo" nei confronti della ricerca. Nel 2006 nel copioso programma elettorale di Prodi, ricerca ed università ricoprivano quasi lo stesso spazio che avevano nel programma di 3 pagine di Berlusconi.
Senza futuro e senza sinistra: questa è l'Italia di oggi.