“Abbattere tutti i muri”: queste sono le parole del cancelliere tedesco Angela Merkel durante il suo intervento al Congresso degli Stati Uniti ricordando il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. Lei, abitante della Germania comunista, sottolinea che quel giorno era presente e che insieme a migliaia di persone ha scritto uno dei momenti più importanti della storia contemporanea.

Abbattere il muro dell’omertà: è la giustificazione della Procura di Napoli alla pubblicazione del video, che ritrae l’esecuzione camorristica nel Rione Sanità, dopo le feroci polemiche che l’hanno vista protagonista. L’omertà è quella dei popoli soggiogati dalle mafie che guardano immobili alla presa del potere da parte dei gruppi criminali; è quella delle Istituzioni che attraverso il loro silenzio-assenso permettono congiunture strane e lesive della democrazia italiana. L’omertà è quella degli organi di polizia che preferiscono non assumersi mai le proprie responsabilità nascondendosi dietro manganelli e berretti d’ordinanza.

Stefano Cucchi viene arrestato il 15 ottobre alle 23.30 a Roma perché in possesso di 22 grammi di droga, il 22 ottobre trova la morte nel reparto detenuti dell’Ospedale Pertini di Roma. Il 16 ottobre all’ospedale Fatebenefratelli gli vengono diagnosticate fratture della terza vertebra lombare e un’altra della prima vertebra coccigea, inoltre il medico scrive che la stazione eretta e la deambulazione sono impossibili. Alcune foto, risalenti al giorno dell’arresto, scattate all’ingresso del carcere di Regina Coeli testimoniano già il segno di eventuali percosse, infatti il viso riporta numerosi e vistosi segni di una eventuale violenza. Il medico del carcere, il 17 ottobre, decide che il giovane deve essere ricoverato in ospedale, perché non possiede i requisiti fisici per il soggiorno in carcere, quindi viene trasferito al Pertini da cui non uscirà più. Alcune foto scattate dopo l’autopsia e divulgate dalla famiglia ritraggono un corpo ridotto a scheletro, un viso tumefatto e una schiena su cui sono ben visibili i segni della violenza. L’indagine della Procura di Roma è formata da due filoni: il primo si focalizza sui presunti pestaggi avvenuti dopo l’arresto, durante la carcerazione e nei trasferimenti tra tribunale e ospedale e ipotizza il reato di omicidio preterintenzionale; il secondo ipotizza il reato di omicidio colposo attribuito ai sanitari del Pertini che non avrebbero capito la gravità del quadro clinico,anche se si sono difesi dicendo che Cucchi si rifiutava di nutrirsi e che le condizioni non sembravano gravi. In tutto questo quadro, la Commissione parlamentare sulla Sanità ha inviato i Nas all’ospedale Pertini e il deputato dell’IDV Stefano Pedica si è recato nel carcere di Regina Coeli per acquisire tutta la documentazione dall’arresto al decesso. Da Alfano a Fini, da Marino alla famiglia non si risparmiano dichiarazioni in cui si chiede la piena luce sull’accaduto nel breve tempo possibile. Intanto l’Arma si rinchiude in quello che i francesi chiamano èsprit de corps.

 

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