Venerdì 09 Ottobre 2009 16:17 | Author: Francesco Penza |
Argentin, Binetti, Bucchino, Capodicasa, Codurelli, D’Antoni, Esposito, Fioroni, Gaglione, Ginefra, Giovanelli, Grassi, La Forgia, Lanzillotta, Madia, Mastromauro, Melandri, Carra, Pistelli, Pompili, Porta, Portas. Non è una formazione di calcio che ha vinto un mondiale, ma sono i 22 deputati che tengono ancora in vita il governo Berlusconi. Il 2 ottobre viene approvato lo scudo fiscale con 270 voti favorevoli e 250 voti contrari, se questi, ormai famosi, deputati fossero stati presenti in aula ora staremo parlando di nuove elezioni o quantomeno di un nuovo governo. Molti di loro avevano una giustificazione per la loro assenza(convegni vari in giro per il mondo), tutti dicono di accettare le sanzioni disciplinari a cui saranno sottoposti dal partito che non c’è, cioè il loro, cioè il Pd. Sappiamo tutti in che condizioni versa il Pd, un neonato che stenta a nascere e tre padri che rivendicano la paternità. Un partito che oscilla tra forme di organizzazione diverse, tra idee diverse, tra tre persone diverse: mi sembra di parlare della vecchia Dc! Per scegliere il successore di Walter Veltroni, l’uomo giusto nel momento sbagliato, si è deciso di svolgere due tornate elettorali, la prima che vedeva la partecipazione dei soli iscritti, la seconda che vedeva, o meglio vedrà, la partecipazione del famoso “popolo delle primarie”. La prima fase ha visto come vincitore incontrastato Bersani, con percentuali esagerate soprattutto in Calabria e Campania. Per la seconda fase i giochi sono ancora tutti aperti, e c’è chi dice che Franceschini potrebbe vincere! Ora mi sorge un dubbio atroce: mettiamo il caso che “il popolo delle primarie” voti in maggioranza per Franceschini, però gli iscritti abbiano votato in maggioranza perBersani, chi sarà il segretario del Pd? Quale dei due voti è il meno importante? Si tradirà la base del partito (gli iscritti) o il popolo del partito(i non iscritti)? Si finirà con una scissione oppure si andrà avanti da separati in casa? Allora si capisce perché quei famosi 22 erano assenti: le elezioni ora per il Pd sarebbero l’ennesima Waterloo di un esercito senza generale.