C'era chi nell'800 considerava la burocrazia una forma di potere tale da essere equiparata alle forme di governo catalogate da Aristotele. C'è chi in questi giorni, dopo 15 anni di attacchi ad un potere dello stato, ha deciso che anche la burocrazia merita una guerra. Gli orologi di tutt'Italia hanno ordito un misero ed ignobile attacco alla democrazia.
Mezz'ora. Il ritardo con cui le liste  sono state presentate è di mezz'ora. Per colpa di chi? La Polverini, appoggiata dal piduista Cicchitto, denuncia lo squadrismo dei Radicali, che avrebbero violentemente impedito l'ingresso nell'ufficio elettorale del Tribunale Civile di Roma a gli esponenti del Pdl laziale. Berlusconi attacca gli ex-An, rei di voler rompere il patto che è alla base della nascita del partito. Bossi chiude la questione etichettando come incapaci i membri del partito alleato. E Fini? L'ex leader di Alleanza Nazionale si rifugia in un "così non va" che lascia spazio a molte considerazioni. Alemanno è individuato da tutti come l'unico responsabile dalla situazione: un fedelissimo di Fini, che ordina ai suoi fedelissimi di fare in modo che a quella lista sia impedito di partecipare alle elezioni. Pura fantapolitica. L'errore c'è ed è umano, ma perseverare nella tesi del complotto è da stupidi.

Il piduista Fabrizio Cicchitto accusa magistratura, burocrazia, Radicali e Di Pietro (ormai anche se non c'entra lo citano sempre!) di essere anti-liberali. Io lezioni di liberalismo da un politico che aveva la tessera della P-2, associazione che voleva sovvertire il regolare ordine democratico, nonché esponente del governo più illiberale di Europa, non le accetto. La legge bavaglio imposta al Cda della Rai è di un vergognoso unico al mondo. Già ad ottobre a Roma si è svolta una manifestazione in difesa di un diritto sacrosanto in ogni democrazia: il diritto alla libertà di espressione. I conduttori dei programmi Rai sospesi, si sono dati appuntamento fuori la sede in via Teulada per manifestare per l'ennesima volta la loro preoccupazione di fronte a quest'atto ignobile da parte della politica. Anche se Porta a Porta è tra i programmi sospesi, Bruno Vespa non ha partecipato alla manifestazione. Intanto ieri sera "Il commissario Rex" ha sostituito la trasmissione di Vespa. I protagonisti sono sempre gli stessi: il cane e un padrone.
24 sono le liste non ammesse in tutt'Italia alle prossime elezioni regionali. Il record lo detiene il Lazio con ben 7 liste non ammesse. Anche in Campania le liste hanno suscitato qualche scintilla all'interno della coalizione del governo del fare (fare male, ma fare!). Gli ex-An, capeggiati da Italo Bocchino( mister 34,4%; sono questi i consensi che ha avuto alle scorse elezioni regionali come sfidante di Bassolino) manifestano tutto il loro dissenso riguardo certe scelte. L'onnipresente Cosentino, che si è visto confermare la richiesta d'arresto per associazione mafiosa, non lascia né la poltrona come sottosegretario all'economia e né rinuncia a farsi vedere in pubblico sotto braccio al candidato Pdl-Udc alla regione, il socialista Stefano Caldoro. Inoltre è scoppiato anche il caso Conte. Politico, condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per associazione mafiosa per presunti favori al clan Misso in cambio di voti, candidatosi con il partito Alleanza di Popolo che appoggia Caldoro e che rivendica la scelta dei propri candidati. L'aspirante governatore berlusconiano rilancia e afferma che se i voti per Conte saranno determinanti per la sua vittoria il giorno dopo firmerà le dimissioni. Ci stiamo credendo.Questo è un periodo di forti impedimenti, alcuni legittimi e altri meno. L'impedimento ad alcuni programmi Rai di andare in onda; l'impedimento ad alcune liste di partecipare alle elezioni; l'impedimento ad alcune persone di partecipare alle elezioni ma soprattutto il sì della Commissione Giustizia del Senato al "legittimo impedimento". Il regalino che i parlamentari del Pdl vogliono fare al proprio leader. Tanto in Italia funziona così, la politica deve mettere le mani su tutto: prima la giustizia ora la burocrazia.
C'è chi dice che con la fine della Prima Repubblica è terminata la dittatura dei partiti; c'è chi pensa che dopo tangentopoli una famosa discesa in campo ne ha fatta incominciare un'altra.


 

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