Il 12 gennaio 2010 il Governo è stato battuto alla Camera su un emendamento che prevedeva l'impegno dell'esecutivo a "a finanziare un piano volto a inserire nel mercato del lavoro almeno 100mila giovani diplomati e laureati delle otto regioni del Mezzogiorno mediante stage presso imprese private, a tal fine prevedendo un compenso mensile a carico dello Stato per un periodo non inferiore a sei mesi, cui aggiungere un incentivo di 3mila euro a favore dell'azienda in caso di assunzione a tempo indeterminato" e "reintegrare le risorse impegnate del Fondo per le aree sottoutilizzate per destinarle a un programma mirato al rilancio del tessuto produttivo meridionale e, conseguentemente, dei livelli occupazionali del Mezzogiorno, ripristinando a tal fine un meccanismo di fiscalità di sviluppo concreto ed efficace quale é l'automatismo del credito d'imposta per i nuovi investimenti nel Mezzogiorno". Il governo di Lega - destra (che senso ha chiamarlo ancora di centro-destra?!) ha perso un'altra occasione per sostenere con i fatti i loro innumerevoli impegni presi a parole durante momenti di crisi del Mezzogiorno italiano. La crisi occupazionale e la fuga dei cervelli al Sud è sempre stata più forte; si può affermare tranquillamente che la crisi mondiale nel meridione non si è fatta quasi sentire perché noi la viviamo ogni giorno e da sempre. Il governo tace sui tassi di disoccupazione, nascondendo una realtà che vede un netto aumento dei provvedimenti di cassa integrazione. La FIAT abbandona la Sicilia giustificando la sua perifericità rispetto al mercato mondiale; la Fincantieri non commissiona più lavori al suo stabilimento campano; in Calabria i mandarini e le arance vengono pagati 5 centesimi a cassetta e quindi si preferisce lasciarli marcire sugli alberi per incassare il sussidio europeo; si potrebbero elencare numerosi casi-occupazione nelle regioni dell'ex Regno delle Due Sicilie. Nessun governo ha affrontato in maniera responsabile la "questione meridionale", soprattutto questo esecutivo che, per questioni partitiche, privilegia l'elettorato settentrionale, lasciando al Sud solo i riconoscimenti economici dell'Unione Europea.

In questi giorni stiamo assistendo a delle manifestazioni che con la politica vera non hanno niente a che fare. A marzo ci saranno le elezioni regionali e lo "scacchiere delle alleanze" ancora deve essere compilato. In Campania è ufficiale solo il nome del candidato del Pdl, Stefano Caldoro. In Calabria nessun candidato è ancora ufficiale. In Puglia stanno ancora litigando tra nomi, inciuci ed inchieste giudiziarie. La politica sta dimostrando che ormai le elezioni sono solo la somma razionale e fredda dei voti dei singoli partiti, quindi si cercano alleanze "numeriche" e non programmatiche. La discussione su programmi, scelte di governo, interventi economico-sociali è stata sostituita da questioni legate alle poltrone da assegnare e dai voti che determinati partiti possono assicurare a determinati poli partitici. Questa è la sconfitta di una democrazia, la sconfitta di uno Stato che si deve sentire in colpa anche se un politico socialista è morto da latitante in Tunisia e che per rendersi presente su territori dimenticati inventa uffici giudiziari per non perseverare in quell'errore. Viviamo in uno Stato in cui chi ci governa è debole di fronte ai problemi del popolo; e cosa ben più grave, chi fa opposizione è ancora più debole.

 

 

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