Venerdì 18 Dicembre 2009 15:10 | Author: Francesco Penza |
Non si può negare che nel campo politico-parlamentare vi è una contrapposizione tra gruppi politici eterogenei che perseguono obiettivi diversi con strumenti diversi. La contrapposizione tra berlusconismo e antiberlusconismo è stata la chiave di lettura dell'analisi politica negli ultimi anni. Una sfida elettorale, che vedeva una lotta di consensi, tra due blocchi diversi tra loro e sostanzialmente diversi a loro interno. La politica non ha bisogno d'odio; il rispetto dell'avversario, la messa in evidenza dei suoi limiti, sono le armi che possono sconfiggerlo. Fare a gara a chi urla più forte, a chi copre di più l'altro di fango, sono testimonianze becere di una politica che non sa più come esprimersi e come articolare la propria offerta politica e sociale.
Silvio Berlusconi ha intrapreso, in questi 15 anni, una strada che lo porta ad essere uno dei politici più amati dal proprio elettorato e nello stesso tempo più odiato dallo schieramento avverso. L'intolleranza manifestata verso alcuni giornalisti, politici, giudici e magistrati, hanno reso l'aria politica di questo Paese viziata e irrespirabile. In questa condizione movimenti politico-sociali, che non si riconoscono nell'attuale Presidente del Consiglio, non trovando un loro specifico corrispondente politico-parlamentare, ritengono che l'unico modo di rendere pubblica la loro insofferenza sia compiere gesti di legittima democrazia come il No B. Day.
Massimo Tartaglia è uno psicopatico, che si è reso protagonista di quel gesto violento e apolitico, che ha reso più forte la posizione della leadership berlusconiana. La sua personale antipatia verso il Cavaliere è stata scambiata, dai politici della maggioranza, come un gesto politico i cui mandati vanno ricercati in quel substrato culturale e politico con a capo Antonio Di Pietro e Michele Santoro. La maggioranza continua a ripetere che l'odio e la violenza sono inaccettabili in questo momento politico, ma nello stesso tempo non fa niente per non rilasciare interviste in cui continua a provocare segmenti politici che si sono distinti per una forte connotazione d'opposizione e che preferiscono coinvolgere la gente e non porre l'altra guancia trasformando la nostra democrazia dell'alternanza in democrazia consociativa.
L'opposizione, anche se non può essere considerata come il mandate morale di questo attacco al Presidente del Consiglio, ha le sue responsabilità. Infatti, è impensabile che a sinistra ci sia una dispersione di voto così esorbitante. Tra il principale partito d'opposizione e quello che dovrebbe essere il suo "popolo" vi è una barriera. Il Partito Democratico non riesce a farsi portavoce delle istanze di questa parte della popolazione, che vedendosi non rappresentata, non può far altro che lasciarsi prendere dall'odio e dalla sfiducia verso ogni sorta d'istituzione.
In conclusione, vorrei che in questo Paese malato, dove il compromesso ha sostituito l'ideologia, si faccia bene attenzione a richiamare un clima come quello degli anni '70. La realtà vede un Paese con forti fratture sociali e territoriali,con una politica che non riesce a farsi portavoce di numerosi input sociali, con istituzioni sempre più lontane dai cittadini. Forse in questo mesi siamo un po' tutti antitaliani.