Venerdì 04 Dicembre 2009 15:50 | Author: Francesco Penza |
Il tricolore non è semplice insegna di Stato. È un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e della propria civiltà .Per questo, adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento. (Carlo Azeglio Ciampi)
Che ai leghisti il tricolore non è mai piaciuto si sapeva, ma che si arrivasse a provocare anche su questioni serie e delicate no.
Nelle settimane scorse il dibattito politico ha visto come protagonista incontrastato il crocifisso; lo abbiamo visto essere difeso da quasi tutti i partiti politici italiani dopo la sentenza della Corte europea di Strasburgo. Ora la Lega Nord propone, attraverso un suo autorevole esponente, Roberto Castelli, di porre sulla bandiera italiana il crocifisso. L’intero mondo politico, a partire da Casini finendo con Fini e La Russa, ha bollato come assurda e propagandistica l’idea del Carroccio, che così facendo tenta di difendere la nostra Nazione dal pericolo islamico e cerca di recuperare il terreno perduto con la Santa Sede dopo la vicenda immigrazione e il giochino di Facebook del figlio di Bossi in cui si prendono a fucilate i clandestini che tentano di entrare nel nostro Paese. A dare fiato alle trombe leghiste c’è stato il risultato del referendum svizzero che prevede il divieto di costruire i minareti (torri delle moschee dalle quali i muezzin chiamano i fedeli alla preghiera). In Italia dove la contraddizione è la parola chiave della politica, ci si può aspettare che un partito, in cui un esponente si è sposato con rito celtico, si erige a paladino delle istanze cattoliche. Nonostante la preoccupazione manifestata dal Vaticano di fronte ai risultati del referendum ellenico, che rischia di creare nuove tensioni con il mondo islamico, il partito di Bossi si è sentito in grado di poter farsi portavoce in Italia di un ipotetico movimento di estrema difesa dei valori cristiani; il risultato di questa sortita è stata solo l’ennesima dimostrazione della deriva provocatoria del movimento padano.
L’articolo 12 della Costituzione definisce che la bandiera italiana è il tricolore verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Addirittura è stata istituita la giornata nazionale della bandiera, ovvero il 7 gennaio di ogni anno. Facendo un po’ la storia, il tricolore (nella versione attuale) trae origine dalle bandiere della Repubblica Cispadana, Repubblica Transpadana, Prima Repubblica Cisalpina, Seconda Repubblica Lucchese, Seconda Repubblica Cisalpina. Poi viene fatto proprio dal Regno d’Italia. Oltre ai padri costituenti anche il codice penale difende il tricolore da ogni possibile attacco che mira all’offesa dei valori che lo hanno ispirato e ad una sua ipotetica barbara modifica.
Una bella croce sopra… a quest’idea non al tricolore!