Venerdì 27 Novembre 2009 16:32 | Author: Francesco Penza |
Il New Public Management è un movimento di riforma dell’amministrazione che a partire dagli Stati Uniti ha investito tutti i paesi occidentali.
Efficacia, efficienza ed economicità solo le tre principali linee guida che lo costituiscono. Questa nuova idea di amministrazione ha portato alla costante riduzione delle dimensioni del settore pubblico e all’introduzione delle logiche della competizione economica delle modalità di gestione amministrativa.
Già con la riforma Gelmini, nell’ottica della razionalizzazione della spesa pubblica, si è aperto alle sponsorizzazioni private per gli istituti scolastici. Infatti uno dei cavalli di battaglia della protesta studentesca dell’anno scorso era la paura di essere disciplinati secondo logiche appartenenti più all’imprenditoria che alle norme scolastiche.
La paura che l’acqua rischiasse di essere privatizzata dominava da un po’ la scena politica italiana. Già durante il governo Prodi, alcuni esponenti della maggioranza di allora volevano scongiurare il rischio di questa ennesima e più barbara privatizzazione. In nome di un’appartenenza liberale smithiana e in ottica della riduzione del deficit pubblico si è deciso di porgere nelle mani del mercato anche il bene indispensabile alla vita.
“La riforma Ronchi introduce in maniera condivisibile lo strumento delle gare come metodo ordinario di assegnazione del servizio, ma prevede troppe eccezioni:
1.l’intera riforma non si applica alla distribuzione di energia elettrica e al trasporto ferroviario regionale.
2.permette l’affidamento in house, cioè senza gara, a imprese a totale partecipazione pubblica in situazioni eccezionali che non vengono tuttavia tipizzate.
3.prevede un esteso regime transitorio nel quale gli affidamenti esistenti non conformi con la nuova disciplina sono conservati fino al 2011 e proseguono sino alla scadenza del contratto di assegnazione, se entro la fine del 2011 l’ente proprietario cede ai soci privati almeno il 40% del capitale.
4.se la partecipazione pubblica nel capitale scende sotto il 40% entro il 30 giugno 2011 e sotto il 30% entro il 31 dicembre 2015, gli attuali affidamenti in favore di società rimangono invariati.”(Ugo Arrigo)
Se si tratta di una esasperazione del capitalismo, come dice l’onorevole Di Pietro, non sta a me dirlo; ma di sicuro si rischia di perdere come obiettivo principale il benessere della gente in nome di una presunta superiorità del fattore economico e delle logiche del mercato e delle finanza. Inoltre, si può correre il rischio, non smentito neanche dal Governo, che l’acqua possa finire in mano ad una multinazionale straniera, che curerebbe i propri interessi economici e non il benessere degli Italiani.